BENJAMIN E MARCUSE
Walter Benjamin (1892–1940)
Vita:
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Nato a Berlino in una famiglia ebraica agiata.
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Filosofo, critico letterario e traduttore
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Morì suicida al confine franco-spagnolo, fuggendo dai nazisti.
Pensiero:
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Univa marxismo, misticismo e filosofia della storia.
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Interessato al ruolo della cultura di massa: in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica analizza come la fotografia e il cinema cambino la nostra percezione dell’arte.
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Secondo lui, la riproduzione tecnica elimina l’"aura", cioè l’unicità dell’opera d’arte → può però democratizzare la cultura.
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La sua filosofia della storia si oppone al progresso lineare: per lui la storia è piena di violenza e rotture, e ogni epoca deve “strappare la tradizione ai vincitori”.
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Influenzato dalla mistica ebraica: il tempo messianico, l'attesa del riscatto dei vinti.
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Visione critica della modernità e della fiducia cieca nella tecnica.
Herbert Marcuse (1898–1979)
Nato a Berlino, ebreo, costretto all’esilio con l’arrivo del nazismo.
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Emigrò negli Stati Uniti, dove insegnò e influenzò i movimenti studenteschi degli anni ’60.
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Fu un punto di riferimento per il ’68, specie in Francia, Germania e USA.
Pensiero:
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Unì marxismo e psicoanalisi (soprattutto quella di Freud).
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Critico della società industriale avanzata: tecnologia e consumismo creano conformismo e cancellano il pensiero critico → L’uomo a una dimensione (1964).
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Il capitalismo moderno è più subdolo: non reprime apertamente, ma integra le opposizioni e crea falsi bisogni.
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Il cambiamento non può più venire solo dalla classe operaia: vede potenziale rivoluzionario in giovani, minoranze, studenti, outsider.
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Sperava in una società libera, in cui Eros (desiderio) potesse guidare la liberazione, superando la repressione sociale.
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